Appunti di un'infanzia in FM
Le rotelle del Brionvega giravano velocissime: in pochi secondi si poteva scorrere l’intero spettro delle frequenze FM. Io passavo ore a fare avanti e indietro, cercando musica da ascoltare; capivo se un pezzo mi sarebbe piaciuto o meno in meno di un secondo. Quando ne trovavo uno, facevo partire il registratore e lo mettevo su nastro. Tutte le cassette erano piene di canzoni già iniziate e di qualcuno che cominciava a parlarci sopra prima che finissero. Odiavo i conduttori radiofonici. Perché parlavano? Sarebbe stato più semplice mettere una canzone dietro l’altra, annunciando giusto il titolo prima che partisse.
Ascoltare musica alla radio voleva dire scendere a compromessi. A volte anche un pezzo appena decente valeva l’ascolto. Altri non li sopportavo proprio, e spesso erano quelli più trasmessi. Just an Illusion degli Imagination, per esempio. Avevo anche perso un amico a causa di Just an Illusion: mi aveva detto che a lui piacevano i Beatles e anche quella canzone. Non l'ho più voluto vedere. Non ricordo più come si chiamasse, so solo che eravamo alla fortezza* e aveva gli occhi blu.
C’era poi una canzone che trovavo su quasi ogni frequenza, che mi attirava e mi respingeva allo stesso tempo: parlava di un prete italiano con la parrocchia in Inghilterra, un certo Don Camisi. O almeno così avevo capito, col mio inglese da prima media. L’inglese, allora, era soprattutto un esercizio di immaginazione.
Una cosa era certa: alla radio non mettevano mai i Beatles. Ricordo bene le poche volte in cui è successo.
Otto anni, sono a casa di Antonio a fare i compiti. C’è il sole. Sua sorella ascolta la radio e passa un pezzo di George Harrison, non identificato.
Nove anni, giro le rotelle del Brionvega a velocità supersonica e sento un pezzo dei Beatles che non conoscevo (era il nuovo singolo di Paul McCartney, Coming Up).
Muore John Lennon. Per giorni tutte le frequenze si riempiono di speciali. Persino Sandra, che faceva le pulizie e di solito snobbava quello che ascoltavo, canta Instant Karma con me.
Sono a casa della zia Rosetta: dalla stanza di Stefano o di Silvia esce Hey Jude.
Per il resto, dovevo accontentarmi di quello che passava il convento. Di solito, roba che non avevo chiesto.
* la fortezza Albornoz ad Urbino

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